Skip to main content

Riconoscimenti: l’architetto Zaha Hadid, “regina delle curve”

Nel marzo 2016, quando l’architetto di fama internazionale Zaha Hadid si è spenta in un ospedale di Miami, in seguito a un infarto, all’età di 65 anni, un’ondata di shock ha travolto la comunità di architetti.

L’esuberante progettista britannica, nata il 31 ottobre 1950 in Iraq, formatasi a Beirut e conosciuta come la “regina delle curve” per i suoi design dalla complessità elegante e travolgente, è stata una vera e propria leggenda del suo tempo. A Zaha Hadid sono stati commissionati progetti in tutto il mondo; si è aggiudicata il premio Pritzker nel 2004 e la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects nel 2016, liberandosi dai vecchi vincoli tipici di una professione a netta prevalenza maschile.

“In particolare, ha trasformato il settore dell’architettura con una visione tutta sua, nonostante i preconcetti atavici tipici del settore”, commenta Phil Bernstein, preside di facoltà e professore senior presso la Yale School of Architecture, dove Hadid insegnava come Norman R. Foster Visiting Professor di Progettazione architettonica. “Credo che le desse davvero molto fastidio”, spiega Bernstein, “che le persone associassero, in qualche modo, questa sua eccezionalità come architetto al fatto che fosse donna”.

The curved roof and entrace of the Heydar Aliyev Center in Baku, Azerbaijan.
Heydar Aliyev Center, Baku, Azerbaijan, 2013. Per gentile concessione di Hufton+Crow/Zaha Hadid Architects.

Tra i progetti di Hadid, sono degni di nota il London Aquatics Centre per le Olimpiadi del 2012, il Galaxy Soho di Pechino, il Heydar Aliyev Center a Baku (Azerbaijan) e il Rosenthal Center for Contemporary Art a Cincinnati. “Il suo interesse per le forme, soprattutto quelle parametriche, era davvero unico”, continua Bernstein. Sinuose, destabilizzate e che, a tratti, sembrano esplodere dall’ambiente in cui si trovano; le sue opere sfidano il concetto di semplicità, influenzate dalla sua ossessione per i costruttivisti russi, gli studi in matematica presso l’American University di Beirut e i suoi primi schizzi e dipinti.

“Ha iniziato a creare incredibili dipinti di forme di edifici, e nessuno si sarebbe mai aspettato che sarebbero stati presi sul serio, finché non le è stato commissionato un progetto”, prosegue Bernstein. “Poi ha vinto una gara per la realizzazione di un locale a Hong Kong, che ha segnato l’inizio ufficiale della sua carriera di successo”.

La proposta vincitrice di Hadid per il centro benessere privato sulle colline di Kowloon era una composizione cubista di travi a sbalzo che si sporge da una rupe scavata. Anche se non è stata mai realizzata, quest’opera ha permesso a Zaha Hadid di affermarsi come giovane promessa, rivelando un processo creativo che Kar-Hwa Ho, responsabile di architettura di interni presso lo studio Zaha Hadid Architects (ZHA), ha descritto come una “connessione riflessiva tra la mente e la mano”.

An elevated view of the King Abdullah Petroleum Studies and Research Centre in Riyadh, Saudi Arabia.
KAPSARC (King Abdullah Petroleum Studies and Research Centre), Riyadh, 2017. Per gentile concessione di Hufton+Crow/Zaha Hadid Architects.

Kar-Hwa Ho è legato a Hadid da una relazione di oltre 30 anni, prima come suo studente presso la Architectural Association (AA) School of Architecture di Londra, e poi come architetto presso lo studio ZHA, dove faceva parte del team progettazione del primo progetto completato da Hadid, la Vitra Fire Station a Weil am Rhein in Germania.

Commissionata dal presidente di Vitra, Rolf Fehlbaum, dopo che un incendio innescato da un fulmine aveva ridotto in cenere quasi metà dello stabilimento per la produzione di mobili, la nuova struttura, che difficilmente passa inosservata, è costituita da una massa angolare di muri in cemento armato e da un tetto a punta. “Senza la tenacia di Hadid e la fiducia che infondeva a tutti gli architetti del proprio team di progettazione”, spiega Ho, “questa costruzione non avrebbe mai raggiunto una tale portata e una forza simbolica”.

“Molte persone vedono solo l’opera finita”, continua Ho. “Questa, però, aveva sempre una forte componente personale e non poteva mai essere separata dalla persona. Hadid ci spronava costantemente a sperimentare nuovi modelli e disegni, spingendoci costantemente oltre i limiti di un progetto. Se ripenso agli anni passati, credo che la cosa più straordinaria di Zaha fosse che era un’insegnante, in tutto e per tutto”.

Schizzi selezionati: Lois & Richard Rosenthal Center for Contemporary Art, Cincinnati, 1997. Per gentile concessione di Zaha Hadid Architects.
 
Serpentine Gallery Lilas Installation, Londra, 2007 Per gentile concessione Zaha Hadid Architects.
Centro scientifico Phaeno, Wolfsburg, Germania, 2000. Per gentile concessione di Zaha Hadid Architects.
Il capolinea dei tram e parcheggio auto Hoenheim-Nord, Strasburgo, Francia, 1998. Per gentile concessione di Zaha Hadid Architects.

“Sin dal principio”, prosegue Ho, “lo studio ZHA è stato organizzato come un atelier. In qualità di direttrice dello studio di architettura, insieme allo storico collaboratore Patrik Schumacher, che poi ne è diventato direttore unico, Hadid assegnava ai giovani architetti ruoli importanti in progetti di grande portata. I motivi si evolvevano attraverso instancabili ripetizioni; proiezioni isometriche, distorsioni, ritagli e prospettive dal basso verso l’alto, le quali”, spiega Ho, “portavano spesso a scoperte inattese ed errori fortuiti”.

“È molto interessante questa idea dell’errore, del palinsesto”, descrive Ho. “Se non fosse andato a buon fine, un errore avrebbe rivelato un altro strato, un altro suggerimento, un’altra proposta, dimostrando come ridefinire il processo mentale”.

Nel corso degli anni successivi, come spiega Bernstein, i software di Autodesk, come Maya e 3ds Max hanno assunto un ruolo importante nella definizione delle sfumature e nel fornire risposte alle richieste strutturali dei progetti parametrici di Hadid. “Ciò che, però, è sempre rimasto costante”, spiega Ho says, “è la convinzione generale per cui l’architettura possa cambiare, in meglio, la vita delle persone”.

London Aquatics Centre. Per gentile concessione di Hufton+Crow/Zaha Hadid Architects.
 
Chanel Mobile Art Pavilion, New York, 2008. Per gentile concessione di John Linden/Zaha Hadid Architects.
 
Museo Maxxi, Roma, 2010. Per gentile concessione di Hufton+Crow/Zaha Hadid Architects.
 
Wangjing SOHO, Pechino, 2014. Per gentile concessione di Zaha Hadid Architects.

Robert Stern, co-fondatore dello studio di architettura Rober A.M. Stern Architects di New York, condivide questa convinzione ottimista. Stern conobbe per la prima volta Hadid, che definì essere una studentessa “brillante e tranquilla”, in occasione di una cena dell’Associazione AA. Nel 2002, parecchi anni dopo la sua esperienza come docente alla Columbia, Hadid fu nominata da Stern Visiting Professor di Design alla Yale School of Architecture, di cui Stern era preside di facoltà.

Stern riconosce la differenza abissale tra le proprie filosofie architettoniche e quelle di Hadid. Il suo approccio è radicato nella volontà di rispondere al contesto, mentre Hadid era interessata alla progettazione di oggetti spettacolari che creassero un contesto proprio. “Lei era l’estrema sinistra e io l’estrema destra, ma va bene così”, afferma Stern. “Come dico sempre, la casa dell’architettura ha molte stanze”.

Zaha Hadid's Morpheus Hotel, located at City of Dreams in Macau.
Morpheus Hotel nella City of Dreams, Macau. 2018. Per gentile concessione di Ivan Dupont/Zaha Hadid Architects.

Hadid e Stern si incontravano spesso nel ristorante Midpoint Istanbul Fine Dining a New Haven, dove Hadid si presentava con vestiti sfarzosi firmati Issey Miyake, entusiasmando studenti e docenti della facoltà con la sua ironia e sensibilità. “Hadid era una diva, e ci riferiamo a lei come tale”, spiega Stern. “Sono pochi gli architetti che affascinano davvero. Io lo faccio. Philipp Johnson lo faceva. Anche Frank Gehry, nel suo modo discreto. Molti architetti, invece, sono noiosi”.

Hadid era tutto meno che noiosa. L’apice della sua carriera, spiega Stern, condusse a progetti incredibili in città come New York, tra cui una torre residenziale curva in vetro e metallo nella 520 West 28th Street, che si staglia sopra la High Line. Dai grattacieli alle sale concerti, le sue ardite strutture tettoniche hanno allargato gli orizzonti di ciò che è realizzabile.

“Ha semplicemente seguito le regole del gioco delle star maschili dell’architettura”, spiega Bernstein. “Aveva idee ben chiare di cosa fosse giusto e sbagliato. Ha realizzato i propri progetti. Ha creato uno studio dalla forza incredibile a sostegno del suo interesse per la forma. Si è occupata di edifici e di prodotti. Ha scritto molto. Ha trasmesso molto. Ha insegnato molto. Ha fatto anche architettura, e forse meglio di chiunque altro”.